USA: nonostante la crescente incertezza a livello nazionale e internazionale, la National Retail Federation prevede che le vendite retail nel 2026 cresceranno del 4,4% su base annua
Nonostante la crescente incertezza a livello nazionale e internazionale, la National Retail Federation prevede che le vendite retail nel 2026 – al netto dell'inflazione ed escludendo concessionarie auto, stazioni di servizio e ristoranti – cresceranno del 4,4% su base annua, raggiungendo i 5.600 miliardi di dollari. Questa previsione supera la maggior parte delle stime precedenti della NRF, comprese le previsioni dello scorso anno relative ad un rallentamento della spesa dei consumatori, la stima di una crescita inferiore al 4% a fine anno e la crescita media annua del 3,6% registrata nell'ultimo decennio. Nel 2025, secondo un'analisi della NRF basata sui dati delle carte di credito e di debito, le vendite retail sono cresciute fino a 5.400 miliardi di dollari e le vendite durante le festività hanno superato i 1.000 miliardi di dollari, ha dichiarato mercoledì il CEO della NRF, Matthew Shay, durante l'evento virtuale annuale ‘State of Retail and the Consumer’. Quest'anno la NRF ha utilizzato un nuovo parametro economico, collaborando per la prima volta con la società di consulenza Oxford Economics; in precedenti ricerche, Oxford Economics aveva affermato che l'economia statunitense quest'anno avrebbe superato le aspettative del mercato, in parte grazie all'attenuarsi dell'impatto dei dazi e agli “ampi margini di profitto delle imprese”. Per le previsioni ottimistiche, il report si basa in gran parte sulla resilienza dei consumatori che ha sostenuto le vendite retail anche a fronte delle preoccupazioni finanziarie, supportata dai ‘fondamentali’ dell'economia statunitense e incentivata dai maggiori rimborsi fiscali previsti per quest'anno. Il gruppo ha minimizzato le preoccupazioni sulla fiducia dei consumatori, che è bassa e non si prevede un miglioramento significativo, affermando che “il sentiment è rimasto storicamente scollegato dai modelli di spesa effettivi.” La stima tiene conto di un mercato del lavoro statunitense in indebolimento, di un'inflazione persistente e di politiche commerciali dirompenti. La NRF ha fornito alcune risposte a questi interrogativi, osservando che, nonostante una crescita occupazionale modesta, la disoccupazione dovrebbe rimanere al di sotto del 4,5% e che l'inflazione dei beni sarà inferiore a quella dei servizi. Secondo Mark Mathews, capo economista della NRF, la guerra in Iran non è stata presa in considerazione. “È importante riconoscere le sfide poste dalle continue tensioni in Medio Oriente”, ha affermato durante l'evento. “Attualmente c'è troppa incertezza per includere questi eventi nelle nostre previsioni, ma continueremo a valutare i potenziali impatti e a pubblicare una nuova previsione se le circostanze lo richiederanno.” Altri analisti questa settimana hanno offerto previsioni più pessimistiche per il settore della vendita al dettaglio: gli economisti di Wells Fargo hanno individuato segnali di crescente debolezza dei consumatori ancor prima dei picchi dei prezzi del petrolio legati alla guerra. L'aumento dei costi del carburante e di altre spese familiari, il crescente debito delle carte di credito e il rallentamento dell'occupazione hanno portato i ricercatori del New England Consulting Group a ritenere che la crescita delle vendite retail quest'anno potrebbe faticare a raggiungere il 3%. Alla fine dello scorso anno, Moody's Ratings aveva affermato che la crescita della spesa reale dei consumatori sarebbe potuta scendere a circa l'1,5% nel 2026, pur rimanendo la spina dorsale dell'economia statunitense.
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